31) Campanella. Tutto si sta rinnovando.
Con lucidit Campanella riassume i grandi cambiamenti dell'epoca,
per arrivare a concludere che  necessario rinnovare anche la
dottrina della natura.
T. Campanella, De gentilismo non retinendo (pagine 56-58).

Inoltre nell'ra cristiana  stata trovata dai Cristiani la
tipografia, e Colombo, tra la contraddizione dei teologi e dei
filosofi, scopr un nuovo mondo, incognito o negato dagli antichi,
e apparve abitata la zona equatoriale, di cui Aristotele, Virgilio
e molti altri negarono l'abitabilit, e da Galileo furono scoperti
nuovi astri, e da Copernico e da Peurbacchio rivelate le
esorbitanze dei punti cardinali, degli apogei e dello zodiaco, e
dai Portoghesi fu circumnavigato tutto l'orbe terrestre. Perci fu
necessario riformare l'astronomia secondo i fenomeni celesti, come
intrapresero Copernico e Ticone, e il Sommo Pontefice corresse il
calendario e il computo dell'anno civile. Anche l'invenzione delle
bombarde e l'uso della bussola e i molini a vento e altre mirabili
arti rendono necessaria la restaurazione che dicemmo.
Dunque  necessario rinnovare anche la dottrina della natura, come
cominciarono a fare Pico, Telesio, Valesio e Paracelso; e sebbene
questi filosofi siano incorsi in qualche errore, tuttavia mostrano
che tutta la filosofia dev'essere rinnovata, poich le novit
scoperte e gli errori riconosciuti richiedono una filosofia pi
sicura e una cosmografia migliore. E in verit la conoscenza di
tante religioni diverse e di tanti costumi e arcani della natura
ci persuade che i filosofi gentili sono bambini rispetto ai
filosofi cristiani, allo stesso modo che, secondo l'Apostolo, i
teologi giudei erano bambini rispetto ai teologi cristiani del
Nuovo Testamento. Chi pertanto nega la necessit di una riforma
del sapere, deve anche negare la scoperta di un nuovo mondo, di
stelle, di pianeti, di mari, di bestie, di nazioni e di religioni
prima sconosciute, e deve sostenere che il genio cristiano non
possa riuscir pi eccellente del genio pagano...
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume nono,
pagine 2031-2032.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/1. Capitolo
Due.
32) Campanella. Anche la teologia si deve rinnovare.
I motivi per cui la teologia si deve rinnovare sono, oltre
all'apparire di nuove dottrine, le grandi novit del momento,
dalle scoperte geografiche a quelle astronomiche. Il rinnovamento
delle scienze naturali poi impone di abbandonare la fisica
aristotelica.
T. Campanella, Praefatium ai Theologicorum libri 30 (pagine 56-
58).

La seconda causa di questo lavoro  la scoperta di terre ignote e
di popoli del nuovo mondo, la cui origine  ignorata da noi; e
parimenti le nuove ragioni trattate dopo Copernico sul cielo nuovo
e su nuove stelle e sistemi grandi e sulla costruzione del
mondo... I nostri teologi, poco familiari con queste discipline,
perch non fanno che leggere e trascrivere, e attendendovi poco,
presentano lacune nella sacra dottrina e parlano rozzamente di
molte cose, facendolo con la derisione dei filosofi che guardano
all'esperienza. Pertanto  nostro proposito enucleare dalle
suddette osservazioni le verit sante e servirci di queste ancelle
per il decoro grande della teologia loro signora, e non porre tra
loro inesistenti ostilit, ma sottomettere le scienze sul mondo
alla teologia e i filosofi alla Prima Sapienza, la quale,
incarnandosi, ci ha consegnata la retta teologia.
La terza causa  l'invenzione di cose nuove e la riforma delle
scienze, giacch troviamo che le scienze naturali vanno trattate
molto diversamente da quel che furono tramandate da Aristotele...
La quarta causa  che non mi son consacrato ad una sola
disciplina, ma a tutte e tutte ho finalmente riformate secondo la
propria meditazione e le illuminazioni della Sacra Bibbia, come la
Logica, la Retorica, la Poetica, la Storiografia, la Filosofia
della natura, l'Etica, la Politica, la Medicina, l'Astrologia,
l'Astronomia, la Magia, la Metafisica, essendomi preparato prima
in tutta la storia divina ed umana di tutte le genti e nella
storia naturale di tutto il mondo, storicamente e
cosmograficamente. Pertanto ho considerato i fondamenti
sperimentali delle scienze, e non mi sono occupato delle dottrina
di una sola setta, bens di quelle di tutti i filosofi antichi e
moderni...
La quinta causa  lo zelo terrestre degli scolastici moderni, con
cui son cos legati al Dottore della propria famiglia da giudicare
come sciocchezze o sofismi le dottrine contrarie o quel che non
trovano in un suo libro. Di qui gli scotisti, menando vanto delle
proprie sottigliezze, affermano che son rozzi gl'ingegni e le
dottrine dei tomisti. Questi al contrario, quasi certissimi di
possedere la realt, giudicano eresia o almeno sofisma tutto ci
che non leggono in S. Tommaso. Alcuni sono egidiani, altri
molinisti, altri non credono che ai propri spagnoli o francesi...
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume nono,
pagine 2034-2035.
